CONFUSIONE
"La cosa che più odio al mondo sono quei cani,
proprio un figlio così doveva capitarmi!"
Questa frase, urlata da mio padre, mi svegliò
quella notte, ero solo nel mio cesto, al buio,
rimasi fermo, immobile, spaventato e sconvolto,
non potevo credere a ciò che avevo sentito,
sperando che fosse un incubo, tesi l'orecchio e ascoltai:
"Calmati - disse mia madre - non ti ricordi, era
appena nato, sua madre era morta e noi lo abbiamo
raccolto donandogli tutto il nostro amore, non devi
comportarti così, lui si rende conto di quello che
abbiamo fatto per allevarlo".
"Si hai ragione, mi preoccupo troppo, vado a vedere se dorme".
Ero confuso, non sapevo cosa pensare, chiusi gli occhi
e finsi di dormire, sentii mio padre avvicinarsi e il
suo naso umido posarsi sulla mia fronte.
Il mio istinto mi diceva che qualcosa non andava,
ma non riuscivo a capire cosa fosse, mi alzai e vagai
per la casa finchè non passai davanti ad una grossa
superfice lucida, era uno specchio, là mi vidi per la
prima volta riflesso, mi guardai e vidi un bell'esemplare
di pastore tedesco.
Ero ancora un cucciolo, ma abbastanza robusto, avevo un
bel pelo liscio e lucido, una bella coda e dei denti ben
affilati.
Decisi di fare qualcosa per rendere felice mio padre,
così non si sarebbe più preoccupato per me.
Andai nell'altra stanza e vidi un gatto, dormiva,
l'istinto mi guidò, lo afferrai per il collo, morì senza un gemito.
Tornai nel mio cesto, ero molto confuso: l'istinto mi dava
ragione ma dentro di me ero terrorizzato da quello che avevo
appena fatto.
Chiamai mio padre per mostrargli la mia prima preda.
Quando lui entrò nella stanza, tutto mi fu chiaro, lessi
l'odio che traspariva dai sui occhi: due splendidi occhi di gatto siamese.
Mi acquattai accanto al corpo esanime di mia madre e attesi
che mio padre seguisse il suo istinto.